Dott.ssa Maria Serenella Pignotti
Neonatologo Pediatra
Medico-legale
Perfezionato in Terapia Intensiva Neonatale
Perfezionato in Neurologia Neonatale
Master di II livello in Bioetica: l'incontro di filosofia, medicina e diritto
Master di II livello in Psichiatria, psicopatologia forense e criminologia
Albo dei Periti del Tribunale di Firenze n° 5510
Area Diritti del bambino
AOU Meyer - Firenze
Tel 055 5662545 fax 055 5662400
E-mail: m.pignotti@meyer.it
Persino un Tribunale che non parla all’altro. Siamo a questi punti. E tutto sulle spalle dei bambini e delle loro madri.
Questa bimba aveva già subito 3 CTU psicologiche ed 1 medica, disposte dal Tribunale ordinario, concludendo che nessuno la doveva toccare da dove stava.
La bambina stava bene, aveva un’ottima crescita ed un ottimo comportamento, seguita da una madre attenta e premurosa, inserita in un’ottima scuola, con amici e persone che le volevano bene e ne stimavano la famiglia. Tanto è vero che un intero condominio si era mobilitato in passato per sventare un ennesimo prelievo forzato da casa della mamma e se si erano mobilitati tante persone è evidente che non vi erano motivi di preoccupazione sulla situazione familiare.
Un Tribunale incurante del processo in corso, incurante dei provvedimenti del Tribunale ordinario che aveva già deciso di lasciare la bimba da sua madre, un Tribunale dei minori che, con un improvviso provvedimento, ‘inaudita altera parte’ cioè senza neanche avvertire la madre e i suoi avvocati, sulla base di chissà quali documenti presentati dal padre, ha strappato con la forza, armato di polizia, servizi sociali etc.. di nuovo, la bambina alla sua classe, ai suoi maestri, ai suoi compagni, a sua madre.
Addirittura, un tribunale contro un altro, con provvedimenti di emergenza quando urgenze non ve ne sono se non quella di lasciare in sicurezza una bambina di soli 6 anni.
E di nuovo in una scuola quando la scuola deve essere considerata ‘acque extraterritoriali’.
La scuola è un diritto dei bambini e deve essere un luogo dove i piccoli si sentono al sicuro, protetti, sereni, disposti semplicemente ad imparare, fiduciosi verso maestri ed insegnanti. Al sicuro! Come in casa coi genitori.
È un errore gravissimo effettuare questi prelievi in ambiente scolastico, bloccando così, e per sempre, la fiducia dei bambini nell’istituzione scolastica, nei loro insegnanti.
È un atto gravissimo ‘prelevare’ i bambini e portarli là dove non vogliono andare.
Oltre al trauma del prelievo, al trauma della perdita di tutti i contatti della vita sociale, familiare, di relazione del bambino, oltre al trauma dell’atto coercitivo e violento cui sono sottoposti, anche il trauma del tradimento della scuola.
Questo è quel che continuano a mettere in atto, memorie che ci riportano a comportamenti dei regimi, come fu anche in Italia 80 anni fa. Fior di Cassazione si è espressa su come tali decisioni si collochino al di fuori di uno Stato di Diritto.
I danni perpetrati a questa bambina, fisici, psichici, comportamentali non sono rimediabili e le condizioneranno tutta la vita futura!
3 anni, sempre vissuta con la madre, tra Italia e Romania…. portata di forza lontana dalla mamma, all’improvviso, dalla sua vita, dalle sue relazioni, dalla lingua che parla, da adulti incuranti delle sue lacrime e dei suoi singhiozzi…
Neanche il diritto di visita alla madre ma, soprattutto, neanche il diritto di visita a sua mamma della bambina.
Distruggere la relazione di attaccamento primario, che in questo caso la bambina ha stabilito con la mamma, è una grave responsabilità degli adulti protagonisti di questa storia, padre compreso, alla luce di tutte le ricerche e studi che, addirittura dagli anni ’50-‘60, sono fioriti in letteratura scientifica pediatrica e neuropsichiatrica infantile internazionale.
Mi sto riferendo a studi e ricerche considerate capisaldi in puericultura e psicologia dello sviluppo, quelli di Bowlby (1960) sull’attaccamento, a lui commissionati dall’OMS, quelli di Saunders (2010), commissionati dal Ministero della Giustizia USA, quelli di Felitti (1999) sugli effetti di eventi traumatici in età precoci dello sviluppo (ACEs -Adverse Childhood Events) fino ad arrivare a quelli sullo Stress Tossico delle recenti Neuroscienze.
La mancata considerazione di questa mole di letteratura, comportamento inescusabile nell’opinione della scrivente nel decidere questioni che riguardano l’infanzia, rende inevitabili pericolosissimi errori, tra cui la separazione dei bambini dalla madre privandoli così del rapporto con quella che, quasi sempre, costituisce la figura primaria di attaccamento.
Bowlby, Winnicott e autori successivi hanno discusso e compreso il fenomeno dell’attaccamento che si sviluppa dalla gravidanza in poi tra il neonato, poi bambino e sua madre, allargandosi poi, generalmente, al padre, ai familiari, ai fratelli, alle persone che si occupano amorevolmente e continuativamente del piccolo.
È, inoltre, oramai dimostrato che esperienze precoci avverse nella vita (Adverse Childhood Events – ACEs), lasciano un segno indelebile sulla predisposizione genetica che regola l’architettura cerebrale in via di sviluppo influenzando tutta la salute dell’individuo nel lungo termine, alterando le strutture cerebrali ed i sistemi fisiologici della risposta neuro-biologica allo stress[1].
Ormai sappiamo, dagli studi sullo stress cronico[2] che l’azione tamponante e protettiva capace di contenere i danni dello stress e di riportare l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene a livelli di base non dannosi è rappresentata dalla presenza dell’adulto accudente col quale il bambino ha intessuto una forte relazione di attaccamento.
In assenza dell’adulto di riferimento il piccolo subisce appieno gli effetti devastanti della cascata dello stress tossico con danni permanenti per la salute arrivando a condizionare, attraverso fenomeni di epigenetica, la salute delle generazioni successive, fenomeno chiaramente dimostrato in studi animali.
La risposta fisiologica allo stress comprende:
1) attivazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-surrene e del sistema simpatico-midollare surrenale con picco ematico degli ormoni dello stress (ACTH-RF, cortisolo, adrenalina, noradrenalina),
2) innesco delle cascate di altri mediatori con innalzamento delle citochine proinfiammatorie,
3) risposta del sistema nervoso parasimpatico per controbilanciare l’attivazione del simpatico e la risposta infiammatoria.
L’innalzamento transitorio di questi ormoni è protettivo ed essenziale per la sopravvivenza per permettere di affrontare le situazioni di difesa/offesa, ma, livelli eccessivamente alti e persistenti sono pericolosi o francamente tossici con effetti su tutti i sistemi ed apparati, incluso il sistema nervoso centrale.
In presenza di fattori fortemente stressanti solo la presenza dell’adulto con cui il bambino ha costruito la relazione di attaccamento riesce a tamponare i potenziali effetti deleteri ed a riportare l’equilibrio ormonale del piccolo allo steady state iniziale.
Già prima delle Neuroscienze la letteratura aveva evidenziato come separazioni improvvise, prolungate e non adeguatamente mediate tra bambino e madre si configurassero come eventi altamente stressanti per il piccolo, con ripercussioni sul senso di sicurezza, sull’organizzazione dell’attaccamento e sullo sviluppo psicologico. John Bowlby[3] aveva dimostrato lo stato di ansia e gli effetti sullo sviluppo emotivo, Mary Ainsworth l’insicurezza e la disorganizzazione, Michael Rutter, sugli orfani rumeni, i disturbi emotivi, i problemi comportamentali, le difficoltà relazionali dei bambini separati dalla madre.
Tutto ciò è ancor più esasperato in età evolutiva precoce, i primi 3-4 anni di vita, età caratterizzata da una ancora limitata capacità di elaborazione cognitiva e simbolica della separazione, con un rischio di disregolazione emotiva e comportamentale aumentato, soprattutto in assenza di gradualità e di adeguate figure di riferimento sostitutive, ma nella quale la continuità della relazione con la figura primaria di attaccamento rappresenta elemento fondamentale per lo sviluppo emotivo e per i processi di regolazione affettiva.
In questa fase della vita le separazioni improvvise e non adeguatamente mediate possano configurarsi come eventi altamente stressanti per il bambino, con ripercussioni sulla salute fisica e mentale ben identificate dalla Scienza.
Infatti, proprio alla luce degli studi di Neuroscienze sappiamo che, nello stress tossico si hanno:
forti, frequenti o prolungate attivazioni del sistema di risposta allo stress che, in assenza dell’azione tamponante dell’adulto di riferimento, determina distruzione dei circuiti cerebrali e danno di organi e sistemi metabolici.
Ne conseguono cambiamenti anatomici e/o disregolazione funzionale, eventi precursori del danno successivo all’apprendimento e alle capacità comportamentali base, a loro volta, di malattie mentali e fisiche croniche e di mortalità prematura.
Queste alterazioni anatomiche dell’architettura cerebrale possono spiegare il danno che si evidenzia nel corso della vita a:
– competenze linguistiche, cognitive,
– capacità sociali-emozionali,
– capacità di apprendimento,
– capacità di prendere decisioni,
– memoria,
– autoregolazione del comportamento,
– controllo dell’umore e degli impulsi
Aspetti tutti alla base dei comportamenti sociali a rischio della vita adulta.
Inoltre, da un punto di vista biologico, tale distruzione anatomica cerebrale porta, nel corso della vita, ad un ampio range di malattie fisiche e mentali tra cui malattie cardiovascolari, epatiti, cancro del fegato, asma, malattia polmonare cronica ostruttiva, malattie autoimmuni, problemi dentali, depressione.
In sostanza, con le nuove modalità di ricerca e studio, dovute ai progressi della tecnologia e delle neuroscienze, appare evidente come lo stress tossico nell’infanzia, cioè uno stato di stress elevato e cronico, non contenuto dall’azione tamponante dell’adulto protettivo, sia sorgente diretta di danno biologico permanente.
Tutto ciò, rende ragione del fatto che la presenza e l’accessibilità dell’adulto protettivo con cui il bambino ha stabilito la relazione di attaccamento deve essere assolutamente tutelata.
Numerose Associazioni e Società, tra cui il Consiglio Nazionale Ordine Psicologi, la Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza si sono espresse sulla centralità della stabilità e continuità relazionale, sulla importanza delle relazioni primarie, sulla cautela nelle separazioni brusche per la acquisita conoscenza dell’impatto dello stress sul neurosviluppo.
La letteratura internazionale sul benessere dei bambini in famiglie separate evidenzia come cambiamenti improvvisi di contesto, associati alla perdita o drastica riduzione dei contatti con l’adulto di riferimento, possano incidere negativamente sulla stabilità emotiva e sul senso di sicurezza del bambino, con effetti particolarmente rilevanti nei primi anni di vita tanto da spingere alla formulazione di vere e proprie Linee Guida di comportamento[4] e Consigli di esperti.[5]
Tornando alla bambina che ci interessa in questo momento, di soli 3 anni quindi in una delicatissima fase della sua crescita, la relazione di attaccamento della piccola era certamente correlata alla madre.
Nonostante ciò, e nonostante la chiara posizione della Scienza, questa piccola è stata sottoposta ad una separazione improvvisa e drammatica dalla figura primaria di riferimento, la madre, con contestuale trasferimento in altro Paese ed interruzione di tutte le sue relazioni significative (madre, famiglia allargata, ambiente domestico e contesto di vita abituale) con perdita addirittura della prima lingua con cui stava ancora prendendo dimestichezza.
Alla luce di quanto su riportato, è evidente che un tale cambiamento di vita non possa che configurarsi come un grave trauma per una piccola in età tanto tenera, cui la drastica riduzione dei contatti con la figura materna, limitati a brevi comunicazioni telefoniche, non può considerarsi sufficiente a garantire nè la continuità della relazione affettiva né, soprattutto, quell’effetto tamponante lo stato di stress tossico in cui la piccola è certamente precipitata.
La situazione descritta, alla luce delle evidenze scientifiche, viene a porsi come un fattore di rischio significativo per lo sviluppo psico-emotivo della bambina, in relazione alla brusca interruzione delle relazioni di attaccamento e alla perdita del contesto affettivo di riferimento. La situazione assume i caratteri di particolare gravità se non verranno ripristinati i contatti e la relazione stessa nella sua interezza nel più breve tempo.
Al di sopra di tutti i diritti dei vari protagonisti la vicenda che potranno essere in vario altro modo tutelati, deve necessariamente prevalere il tanto citato ‘supremo interesse del minore’, che in questo caso, come la Scienza sostiene, non può prescindere da un immediato ripristino della normale relazione con la madre, connotata alla normale convivenza, relazione di attaccamento primario realizzatasi attraverso le cure affettuose che la madre ha saputo esprimere sin dal concepimento fino a pochi giorni fa e ben testimoniate dalla risposta drammatica della piccola al distacco dalla madre.
[1]Anda R et al. The relationship of adverse childhood experiences to a history of premature death of family members. BMC Public Health 2009;9:106; Delly-Irving M et al Adverse childhood experiences and premature all-cause mortality. Eur J Epidemiol 2013:28:721-734.
[2] Anda RF et al. The enduring effects of abuse and related adverse experiences in childhood. A convergence of evidence from neurobiology and epidemiology. Eur Arch Psychiatry Clin Nerusoci. 2006;256(3): 174-86; Shonkoff JP et al. Early childhood adversity, toxic stress, and the role of the pediatrician: translating developmental science into lifelong health. Pediatrcs 2012:129(1): e224-31.
[4] Australian Association for Infant Mental Health. Infants and overnight care – post separation and divorce Guideline 1 November 2011; reviewed March 2015 available at https://reppea.wordpress.com/wp-content/uploads/2020/04/aaimhi-guideline-1-overnight-care-2015.pdf
[5] Golse B. Divorce and joint physical custody. Arch Pediatr 2014;21(4):p. 441-3; Berger M et al. La résidence alternée chez les enfants de moins de six ans: une situation à haut risque psychique. Devenir 2004 ;16, 3 : p. 213-228.
Non sono volutamente intervenuta sulla questione dei bambini della cosiddetta ‘famiglia del bosco’ semplicemente perché la situazione non si discosta di un mm da quello che accade a tanti bambini, italiani e non… nel senso che sono decine di migliaia i bambini allontanati dalla madre o anche dal padre, o comunque dalla loro casa, dalla casa dove vivono bene, sereni e tranquilli e, soprattutto, nella quale vogliono stare!
Non fa differenza se questi hanno la nazionalità australiana, sempre bambini sono! E come tali dovrebbero essere trattati. Con tutta l’umanità e l’amore del mondo. Tenutari di più alti diritti umani, quelli che appartengono a tutte le persone ma in più tutti quelli che appartengono ai bambini, cioè il diritto ad essere curati, amati, protetti, preservati, tutelati da qualunque adulto venga loro in contatto.
Però adesso occorre fare qualche osservazione: i bambini sono stati allontanati anche dalla mamma, inviati chissà dove, ci auguriamo almeno insieme, ma neanche di questo siamo sicuri. Questo il frutto della moderna ‘psicologia dell’infanzia’. Una follia che di umano non ha niente. E che prende il via dall’attuale progetto di demonizzazione della maternità!
Questa incredibile guerra alle madri, alle mamme, alla maternità nella sua interezza. Professata e programmata in qualche modo dalla psicologia moderna. E praticata nei tribunali.
È tutta colpa delle mamme, sempre, ovunque, per qualsiasi motivo!
Ed anche in questo caso, nel caso della famiglia del bosco, salviamo il padre e risulta la madre la causa e la ragione di ogni problema. E non viene in mente ai protagonisti della storia, giudici, assistenti sociali, educatori, maestre etc che il problema, in realtà, siano loro tanto è vero che all’inizio del collocamento, ma forse sarebbe meglio dire ‘reclusione’ in casa-famiglia le cose per i 3 fratellini andavano meglio. I bambini hanno iniziato la scuola, si stavano inserendo tra i coetanei, rispettavano le maestre, gli educatori. Ma adesso sembrano diventati ‘ingestibili’ tanto è vero che la comunità li respinge. E la colpa di chi è? Della madre ovviamente.
È la madre il diavolo! È la madre che sbaglia, che li spinge a comportarsi male, che fa loro del male.
È la madre che va allontanata!
Se i bambini si comportano male, se non sono inseriti, non può essere colpa del fallimento della struttura, del provvedimento inumano cui sono stati sottoposti. Il fallimento di psicologi ed educatori, maestre, pedagogisti, magistrati. Non è legato al provvedimento inumano cui sono stati sottoposti! No!
La colpa è della madre!
Ma secondo tutti questi grandi ‘educatori’, ‘psicologi infantili’, ‘puericultori’…. come possono 3 bambini abituati a vivere in un bosco, a contatto con la natura, con gli animali, inseriti in una famiglia comunque coesa, unita, con un padre ed una madre, presenti, amorevoli, adattarsi su ordine improvviso ed inaspettato di un giudice ad una vita completamente diversa e inusuale, quale quella di una comunità che dovrebbe addirittura non esistere. Che di fisiologico non ha niente? Obbligati a dormire lontani dalla madre. Chissà perché? A vedere il padre solo su comando. Sradicati completamente dalla loro vita precedente?
Neanche più proletari! Questa è la verità! Non siamo più neanche proletari. I figli non appartengono più alle famiglie. .
Proviamo noi adulti a cambiare completamente vita, all’improvviso, distaccati da famiglia, amici, vicini, luoghi, casa, animali, oggetti propri della vita quotidiana.
Proviamo ad essere privati improvvisamente di tutto e a non sapere né per quanto né dove…. senza più contatti con tutta la nostra vita di prima, i nostri luoghi, i posti, le persone, le cose, il telefono, i contatti……….. noi adulti non lo tollereremmo… mettiamoci nei panni di 3 bambini nella più tenera infanzia!
Questi genitori andavano semplicemente convinti ad iscrivere i bambini a scuola. Questa era la vera cosa importante. Perché la scuola è un diritto dei bambini e permette loro, oltre che ad acquisire le cognizioni di base, di studiare, leggere, confrontarsi, sentire e farsi altre opinioni, conoscere adulti diversi dai propri genitori, riflettere, pensare, capire in modo autonomo e personale, criticare e giudicare anche i genitori stessi, sentire ed adattarsi ad altre regole, ad altre situazioni anche diverse da quelle della propria famiglia.
La scuola è un diritto, è quello che serve ai bambini per crescere.
Questo andava offerto ai bambini e questo andava fatto. Questo andava costruito per quella famiglia.
È assolutamente ininfluente che non avessero il bagno in casa, la luce etc…
Tutto questo non ha alcun significato, mentre la vera cosa importante che viene reputata risolutiva è il solito sradicamento dalla madre.
Che è una strega, un diavolo, che li usa manipolandoli per non si sa che ritorno per sé stessa.
Situazione che ha veramente il sapore della caccia alle streghe. Come al solito! Come per le migliaia di storie l’anno che finiscono nei Tribunali!
Un sapore che non tolleriamo più. I figli sono di chi li fa e, a meno di vere e proprie violenze, incuria, pericoli imminenti ed attuali, non vanno tolti dal loro ambiente confinandoli in strutture assurde che dovrebbero essere dismesse totalmente come la comunità medica chiede da almeno 20 anni.
Veramente che si facciano un po’ di esame di coscienza questi magistrati che firmano tali provvedimenti, avvallati e proposti da stuoli di psicologi, educatori, pedagogisti che di puericultura non sanno neanche l’ABC o, peggio, volutamente e coscientemente fanno del male ai bambini.
I bambini devono vivere nella loro famiglia, se la famiglia ha dei problemi o è fatiscente è lo Stato che deve entrare nella famiglia e portare aiuto e supporto alle persone, non rapire i piccoli sradicandoli dalla loro vita, dal loro amore, dal loro nido, dalle loro relazioni che poi saranno, comunque, assolutamente e per sempre, le più importanti relazioni dell’intera loro vita. E che, con questi ‘rapimenti di Stato’ vengono irrimediabilmente oltraggiate!
Di nuovo rapimenti a scuola, quanto è facile rapire i bambini….
Persino un Tribunale che non parla all’altro. Siamo a questi punti. E tutto sulle spalle dei bambini e delle loro madri. Questa bimba aveva già subito 3 CTU psicologiche ed 1 medica, disposte dal Tribunale ordinario, concludendo che nessuno la … Continua a leggere→
Ci risiamo….. 3 anni strappata dalla madre e spedita in altro paese….
3 anni, sempre vissuta con la madre, tra Italia e Romania…. portata di forza lontana dalla mamma, all’improvviso, dalla sua vita, dalle sue relazioni, dalla lingua che parla, da adulti incuranti delle sue lacrime e dei suoi singhiozzi… Neanche il … Continua a leggere→
Di nuovo loro…. i bambini del bosco……!!!!!
Non sono volutamente intervenuta sulla questione dei bambini della cosiddetta ‘famiglia del bosco’ semplicemente perché la situazione non si discosta di un mm da quello che accade a tanti bambini, italiani e non… nel senso che sono decine di migliaia … Continua a leggere→
Nulla è cambiato! Siamo sempre alle solite: il bambino pacco postale e gli ordini di un Tribunale cieco, incapace di tutela all’infanzia. Qualcosa di più del solo patriarcato…
Non sono volutamente mai intervenuta sulla questione dei bambini della cosiddetta ‘famiglia del bosco’ semplicemente perché la situazione non si discosta di un mm da quello che accade a tanti bambini italiani e non… nel senso che sono decine di migliaia i bambini allontanati dalla madre o anche dal padre, o comunque dalla loro casa, dalla casa dove vivono bene, sereni e tranquilli e, soprattutto, nella quale vogliono stare!
Siamo alle solite: la bambina non vuole vedere il padre che, guarda caso, la madre ha denunciato per maltrattamenti ed arriva la solita psicologa, armata di un potere immane conferitogli ‘in nome del popolo italiano’, che decide, in nomine patris, di separarla brutalmente (con la forza ed il terrore) dalla madre, dal suo ambiente, dagli amici, dalla parrocchia, dalla scuola, dagli zii, dal suo quartiere etc… per segregarla in una ‘casa famiglia’ scelta tra una rosa che sceglie lei.
Immagino che, come da protocollo seguirebbero mesi (anni) di totale distacco dalla famiglia che lei ama, da tutto il suo ambiente nel quale si trova benissimo. Seguiti poi da infiniti, inutili, disarmanti, umilianti ‘incontri protetti‘ (protetti non si sa da chi, visto che li proteggono loro che sono quelli da cui il piccolo andrebbe protetto).
Incontri protetti ‘variegati’ con mille tonalità: liberi, semiliberi, in ambiente neutro, per la strada, a casa della madre, alla presenza di un ‘educatore’, spesso un ragazzino che ha fatto i 3 anni di corso di laurea in scienze dell’educazione, con contratto a termine di tipo privato (mai fatto concorso pubblico) a volte persona più matura, generalmente gni volta diverso, in una infinita carambola di tempi e luoghi: un giorno al mese, uno alla settimana, due pomeriggi ogni 15 gg, con pernottamento, ma spesso no per mesi e anni.. e così via in una infinita varietà di piani di ‘riavvicinamento’ che non servono a niente se non a continuare una tortura immane.
Uno scempio di umanità, una vergogna tutta italiana, nel finto paese della maternità!!!
‘Il femminicidio è un omicidio di Stato, per lo Stato non ci tutela perché non ci protegge. Il femminicidio non è un delitto passionale, è un delitto di potere….. “I mostri non sono malati, sono figli sani del patriarcato, della cultura dello stupro. La cultura dello stupro è ciò che legittima ogni comportamento che va a ledere la figura della donna, a partire dalle cose a cui talvolta non viene nemmeno data importanza, ma che di importanza ne hanno eccome, come il controllo, la possessività, il catcalling”.
“Nessun uomo è buono se non scardina questa cultura”
“Ogni uomo viene privilegiato da questa cultura. Viene spesso detto ‘non tutti gli uomini’. Tutti gli uomini no, ma sono sempre uomini. Nessun uomo è buono se non fa nulla per smantellare la società che li privilegia tanto. È responsabilità degli uomini in questa società patriarcale dato il loro privilegio e il loro potere, educare e richiamare amici e colleghi non appena sentono il minimo accenno di violenza sessista”.Elena Cecchettin
L’ondata mediatica che ha fatto seguito al femminicidio della giovanissima Giulia, lo scorso novembre, può, forse, forzare un po’ la cappa di indifferenza che ci ha accompagnato in questi anni di femminicidi e figlicidi, sempre più gravi, sempre più feroci, sempre più frequenti.
Antonella, insieme a molte altre donne vittime di violenza, è stata ascoltata alla Camera dei Deputati, invitata dall’Onorevole Boldrini.
Il passo è stato importante. é la prima volta che le sedi istituzionali di più elevato livello ascoltano, direttamente, dalle parole delle donne le loro toccanti testimonianze. Nessuna parata, come è stato malamente detto, nessuna velina, nessuna ipocrisia.
Solo il meritato, dovuto, civile ‘ascolto’!
Un ascolto che, per ognuna di queste donne, in vario modo, avrebbe dovuto esserci molto tempo fa, con più comprensione, più lungimiranza, più prontezza, più protezione.
Almeno ora, ci sia la comprensione, la compassione, parola tanto bella e così bistrattata, compassione, ‘patire con-‘….
Riporto il discorso integrale, la voce del piccolo Federico….. Continua a leggere→
Ci sono delle cose che, una volta genitori, madri o padri, non tornano più come prima. Quando un bambino nasce, nasce una madre ed anche un padre, nella stragrande maggioranza dei casi. Altre volte nasce una madre sola. Altre volte, molto meno spesso, nasce un padre solo…. ma tutte le volte che nasce un bambino nasce anche un genitore, se genitore è! Continua a leggere→
Il 25 febbraio di otto anni fa Federico Barakat veniva brutalmente ucciso dal padre presso gli uffici della Asl di San Donato Milanese nel corso di un incontro “protetto”. Da momento in cui si è vista strappare il suo affetto più grande, Antonella Penati non ha mai smesso di lottare perché lo Stato si assumesse la piena responsabilità di quella serie di decisioni sbagliate che hanno fatto sì che chi avrebbe dovuto proteggere il suo Federico, quel giorno, lo ha invece abbandonato, da solo, con il suo assassino. La sua battaglia, che l’ha condotta fino alla Corte europea dei diritti dell’uomo – la quale ha dichiarato il suo caso procedibile – è una battaglia di fondamentale importanza per tutti i bambini italiani coinvolti in separazioni causate da abusi e violenza domestica.
Di questo si discuterà il 24 febbraio al Palazzo della Regione Lombardia, in un evento fortemente voluto dall’associazione Federico nel cuore, dal titolo
QUANDO IL FIGLICIDIO E’ FEMMINICIDIO : VIOLENZA DI GENERE E VIOLENZA ASSISTITA: STRUMENTI GIURIDICI E MEDICO-LEGALI PER LA TUTELA DELLE VITTIME.
Un convegno che si pone l’obiettivo di sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di due fenomeni strettamente collegati fra loro: la violenza sulle donne e quella contro i bambini.
I titolo della mai relazione sarà appunto ” I BAMBINI MERITANO DI PIU”
Si parlerà anche dell’importanza e del ruolo dei pediatri e dei medici di famiglia che devono essere ascoltati dai giudici prima di emettere sentenze che possono incidere in modo irreparabile sulla crescita del bambino.
Se il bambino rifiuta di vedere un genitore e manifesta paura , questa paura va ascoltata.
Se in ambito penale si riconosce come vittima di maltrattamenti la madre, la giustizia che si occupa delle cause famigliari (separazioni, diritto di visita), tende ad affidarsi pericolosamente alla massima: “il fatto che sia un cattivo marito non significa che sia un cattivo padre”, senza tenere conto che più del 40% dei bambini esposti a violenze coniugali sono essi stessi vittime di violenze fisiche o psicologiche commesse dallo stesso autore e anche quando non sono oggetto di maltrattamenti, costretti adassistere alla violenza perpetrata su una persona fondamentale come la madre, subiscono un trauma che farà patire loro conseguenze analoghe a quelle di un bambino che abbia subito direttamente la violenza. Dopo la separazione, l’esercizio della responsabilità genitoriale è spesso lo strumento per mezzo del quale un uomo maltrattante può continuare a controllare e perseguitare le sue vittime, che sono tutti i membri della famiglia. E’ estremamente importante che il caso di Antonella Penati venga discusso di fronte alla Corte europea dei diritti dell’uomo, non solo perché la morte di Federico Barakat poteva essere evitata se i servizi sociali avessero riconosciuto la pericolosità della situazione in cui versava , ma anche perché è urgente che si prenda coscienza che c’è un problema di percezione della violenza domestica e delle dinamiche che la sottendono che mette a rischio il benessere e l’incolumità delle vittime.
Donatella Cipriani e Antonella Penati, donne, madri che hanno denunciato abusi, violenza domestica, punite dalla PAS; i loro bambini orfani di madre ed uno ucciso in ambito protetto a soli 8 anni, perché non ascoltati.
L’Associazione Federico nel Cuore impegnata nel sociale contro la violenza alle donne e ai minori organizza un’importante Conferenza Stampa presso la sala Stampa di Montecitorio dalle ore 10 alle 11 a sostegno della Prof.ssa Donatella Cipriani ‘imbavagliata’ e rinviata a giudizio, punita per aver denunciato abusi e violenza domestica.
Alla conferenza indetta a sostegno di Donatella Cipriani e contro l’uso della scellerata ed infondata teoria della PAS hanno aderito esponenti politici di differenti partiti. Per la prima volta in Italia la politica si unisce a favore dei bambini e contro la PAS-PA (sindrome di alienazione parentale).
La conferenza stampa intende richiamare l’attenzione del Ministro della Giustizia Orlando e di tutto il nostro Governo sul grave caso Cipriani e ribadire la gravissima intromissione nei Tribunali della teoria della PAS, scienza spazzatura, raccogliendo i consensi di più sensibilità istituzionali, considerando la violenza di genere e la violenza sui bambini un elemento apolitico e trasversale.
Saranno presenti:
Antonella Penati – Presidente Associazione Federico nel Cuore MAMMA DI FEDERICO BARAKAT
Maria Serenella Pignotti – Pediatra, Neonatologa, Medico Legale – Vice Presidente Ass. Federico nel cuore – Firenze
Sen. Donatella Mattesini
Sen. Maurizio Romani
On . Paola Binetti
On. Angelo Cera
L’Associazione Federico nel Cuore si è fatta parte attiva per sollecitare una nuova interpellanza a favore non solo del caso Cipriani ma a favore di tutte le piccole vittime della PAS in Italia. I bambini hanno bisogno di politici che difendano i loro diritti come nel caso dei partecipanti che già in passato avevano presentato interpellanze parlamentari sul caso Cipriani (On. Angelo Cera e On. Paola Binetti) o come il Sen Maurizio Romani e la Sen. Donatella Mattesini da anni impegnata sul fronte della tutela dell’infanzia.
Quest’ultima, raccogliendo l’appello lanciato dalla Presidente dell’Associazione Federico nel cuore parteciperà alla Conferenza Stampa ed illustrerà ai giornalisti l’importante iniziativa a favore sia della madre dei bambini di Battipaglia sia a favore di tutte le mamme (ed a volte padri), di migliaia di bambini italiani ingiustamente sottratti e rinchiusi in case famiglia.
Si invitano tutti i giornalisti a partecipare, diffondere l’iniziativa e dare voce a Donatella Cipriani, un caso di grave ingiustizia. Imbavagliata dal Tribunale per i minorenni di Salerno e rinviata a giudizio. Il procedimento si terrà presso il Tribunale di Salerno .
Il processo che si terrà a porte aperte il prossimo 6 Giugno 2016 darà modo alla Dott.ssa Cipriani di mettere in evidenza che in Italia troppe sono le donne che denunciano abusi e maltrattamenti venendo poi punite attraverso l’accusa di PAS (sindrome di alienazione parentale) con l’allontanamento coatto e definitivo dai propri figli.
Antonella Penati, privata del figlio (la Corte Europea di Strasburgo ha accettato il suo ricorso per violazione dei diritti umani art.2 Cedu – diritto alla vita ) ha raccolto il grido di dolore della mamma dei piccoli di Battipaglia che da 21 mesi ingiustamente non vedono più la loro mamma per denunciare l’orrenda vicenda giudiziaria che vede coinvolta Donatella Cipriani e i suoi bambini. La Prof.ssa Donatella Cipriani, stimata insegnante di inglese nelle scuole superiori, non ha mai smesso di lottare. L’Associazione Federico nel Cuore (nata in memoria del piccolo Federico Barakat ucciso a soli 8 anni in ambito protetto dal padre davanti ai servizi sociali) intende dare sostegno e solidarietà a Donatella Cipriani ricordando che anche il piccolo Federico fu vittima di PAS e del mancato ascolto che ne consegue esattamente come i due bambini di Battipaglia, rinchiusi in casa famiglia per quasi due anni e poi affidati in via esclusiva al padre.
I due casi, Cipriani e Barakat, sono la punta di un iceberg di grave ingiustizia in tema di tutela dell’infanzia, che riguarda e mortifica migliaia di bambini ingiustamente sottratti e rinchiusi nelle cosiddetteCase famiglia”.
Nel frattempo Donatella Cipriani continua la sua battaglia legale, assistita dal legale Avv. Cecchino Cacciatore del Foro di Salerno. I bambini sono stati trasferiti dal 28 luglio 2014 in affido esclusivo al padre mentre gli incontri con la madre non sono mai stati rispettati. Ad oggi Donatella non vede i suoi figli da 21 mesi, esattamente dal settembre 2014.
L’Associazione chiede a tutti i giornalisti di partecipare numerosi alla conferenza stampa e informare tutta l’opinione pubblica sulla grave ingiustizia che i bambini di Battipaglia e la loro mamma stanno subendo.